Nel precedente episodio avete optato per la creatura non umana.

Ecco il seguito della storia.

La stanza è buia quando Alessio e Lucia entrano. All’istante, però, riconoscendo la loro presenza, un sensore fa accendere le luci, un bagliore soffuso che non proviene da nessuna fonte puntiforme, ma da tutte le pareti e dal pavimento.
La sala è vuota, eccezion fatta per un oggetto posto su un piedistallo al centro. Un parallelepipedo di circa un metro di lunghezza, di un materiale così nero da sembrare uno strappo nello spazio.
Avvicinandosi, i due giovani vi si aggirano intorno, studiandolo.
L’oggetto è liscio, senza evidenti sporgenze o soluzioni di continuità. Alessio è restio a toccarlo, mentre Lucia lo fa senza indugi, curiosa.
«È liscio, ma anche…no» esclama.
«Come?»
«Prova.»
La ragazza prende la mano dell’amico e la spinge sulla superficie nera.
«Ehi, è vero. Un momento sembra liscia, un altro ruvida. Calda, ora. Sempre più…ahi!»
Alessio ritrae la mano, scottato.
«Che c’è?»
Il giovane mostra le dita arrossate. «Mi ha bruciato.»
D’improvviso qualcosa cambia. All’inizio è solo un lieve ronzio, appena percepibile. Poi l’oggetto inizia a muoversi, si inclina di trenta gradi e si apre, di scatto.
Dall’interno emerge, fluttuante, una creatura bianchiccia dall’aspetto etereo di una medusa, un testone più opaco senza volto e due zampe o tentacoli trasparenti.
«Salve! Io sono Squagg, e voi? Siamo arrivati?»»
La voce esplode nelle menti dei due giovani.
«Cosa?» domandano loro.
«Non siete umani?»
«Sì, certo. E tu?»
L’essere ignora la loro domanda. «Non siete dell’equipaggio della Orion-Sbartt?»
«Orion cosa??» ripetono in coro i due amici.
«Orion-Sbartt. La nave. Questa nave.»
«Ma non siamo in una nave» commenta Lucia, «siamo in un edificio intorno a una foresta.»
«Certo, l’abbiamo progettata così insieme, sarebbe stata usata come anello di contenimento una volta arrivati su Marte.»

«Su…Marte?» balbetta Alessio.

«Ma che strani essere hanno mandato a svegliarmi. Forse siete degli automi di servizio? Chiamate i vostri padroni per favore.»
«Non siamo automi.» La voce di Lucia è fredda e indignata. «Non sappiamo nulla di te, della nave o di Marte. Spiegaci.»
«Va bene, ricominciamo dalle presentazioni. Io sono Squagg, Presidente della Confederazione Cumuliforme di Giove. E voi?»
«Io mi chiamo Alessio, e la mia amica è Lucia. Siamo umani e ci siamo risvegliati in una foresta, al centro di un enorme edificio circolare, quello che tu chiami nave.»
«Questo è strano, non mi era stato detto dagli umani che ci hanno portati qui.»
«Portati qui?»
«Sì, la Orion-Sbartt è stata costruita dai Terrestri, insieme ai nostri scienziati. Doveva portare cinque rappresentati di Giove a parlare con quelli del vostro pianeta e delle altre fazioni, in terreno neutrale. Marte ci è sembrato appropriato.»
«Perché?»
«Ma è ovvio, per la conferenza di pace! Dove vivete? Abbiamo costruito questi giacigli di stasi per sopravvivere al viaggio interplanetario. Ci avevano assicurato sul vostro onore di specie che saremmo stati risvegliati appena giunti.»
«Nostro onore di specie?». Lucia sorride ironica.
Il tono di Squagg inizia ad essere offeso e preoccupato. «Smettetela di ripetere! Non è stato così?»
«Noi non sappiamo nulla. Possiamo chiedere a Magnani, se vuoi.»
«Magnani? Magnani è qui?»
«Sì, certo, ma…lo conosci?»

Leggi l’episodio seguente.

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